Impressioni errate

scritto da Dalassio
Scritto 11 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Testo: Impressioni errate
di Dalassio

Ero in Marocco, avró avuto ventidue o ventitre anni, ripensandoci oggi.. un ragazzino.
Non era il mio primo viaggio in quel bel Paese, come ho fatto spesso nella vita, tornare un po' di volte mi era necessario, se una nazione mi aveva affascinato, per cercare, vedere, scoprire nuovi posti, fino a che la curiositá si fosse nutrita abbastanza per non tornarci piú e fare lo stesso con altri Paesi e culture.
Negli anni, poi, presi l'abitudine di arrivare in volo a Siviglia e dormire una notte o due a Triana il quartiere oltre il fiume, la vecchia Siviglia in cui si respirava l'atmosfera andalusa, vi erano bar ristoranti e locali di tapas in cui i numerosi camerieri si lanciavano in continuazione, anche a distanza, piatti, piattini da tapas, posate, in un gioco continuo e abilitá quasi circense e il vociare e i richiami per segnalare un piattino lanciato e io beato ad osservare mentre le consumazioni venivano scritte con il gessetto bianco sul bancone, uno spettacolo, cosí come lo sguardo fisso e sfidante delle belle ragazze andaluse, gli occhi neri e penetranti, poi negli anni ne frequentai anche, e anche in Marocco tornai anni dopo per tutt'altri motivi ma la magia di quei viaggi giovanili di scoperta era svanita. Da Siviglia poi partivo con l'autobus delle 9 di mattina e arrivavo ad Algeciras a mezzogiorno dove prendevo il traghetto che attraversando lo stretto mi portava a Tangeri.
Ero a Rabat e non ricordo per quale motivo avessi scelto quel treno per recarmi a Marrakech, in quegli anni le ferrovie marocchine avevano caratteristiche che ricordavano da vicino i treni italiani, grandi ritardi accumulati durante il viaggio e condizioni dei vagoni non proprio da primo mondo.
Ho saputo che ora vi sono anche treni ad alta velocitá che coprono quella tratta, invece allora per coprire la distanza di poco piú di trecento chilometri si impiegavano molte ore e bisognava cambiare treno e stazione a Casablanca o Casá come la chiamano loro.
Dopo cosí tanti anni non ricordo gli orari giusti, mi pare partii nel pomeriggio e sarei dovuto arrivare a Marrakech verso mezzanotte.
Il viaggio fu tranquillo e vedevo scorrere il mondo al di la del finestrino, mi é sempre piaciuto, se non vi sono situazioni estreme come i treni in India ad esempio, o non vi sia troppo caldo o freddo, osservare il cambio della vegetazione per esempio allontanandosi dalla costa, o colline, fiumi, montagne in lontananza senza dover pensare alla guida, assistere ad una rappresentazione della vita in posti sconosciuti.
Nel tratto da Rabat a Fez e Meknes vi é un susseguirsi di colline e vallate con ulivi e cipressi e rovine romane che in certi tratti ricorda la Toscana.
Quel giorno invece scendevo verso sud verso la bella Marrakech e le pendici dove inizia a salire verso le montagne dell'alto Atlante.
Le ore passavano con fermate in piccole stazioni e gente salita e altra scesa, e lentamente giunse la sera e poi il buio.
E fu allora che mi resi conto che non solo lo scompartimento in cui ero seduto ma la carrozza cosí come le altre era completamente buia, e io ero rimasto l'unico passaggero di quel buio vagone.
Cercai un interruttore ma quelli che trovai non accendevano nulla.
Aveva intanto iniziato a cadere una fine pioggerella lo vedevo quando qualche luce lungo il percorso illuminava per un momento i finestrini.
Il treno si fermó ad una stazione e poco dopo sentii dei passi lenti e pesanti nel corridoio e poco dopo una figura corpulenta si fermó per un attimo e intuii un viso di un uomo che mi guardava da fuori scompartimento.
Poi i passi si allontanarono un po' per poi riavvicinarsi, e io pensai che con tutto il vagone vuoto a disposizione, il viaggiatore sconosciuto si sarebbe preso tutto uno spazio a sua disposizione.
Ma mi sbagliavo perché dopo un attimo la porta si aprí e un uomo barbuto e con un grande addome si sedette proprio di fronte a me.
Lo vidi abbastanza bene per via dei lampioni della stazione da cui ora il treno si stava lentamente allontanando.
Quello che mi colpí maggiormente e che ancora ricordo bene erano le sue profonde scure occhiaie sotto gli occhi e che da quando si era seduto mi aveva fissato in silenzio.
Passato un po' di tempo, dopo che rimanemmo al buio, mi chiese,in francese, di dove fossi e una volta avuta la risposta rimanemmo nuovamente in silenzio, e io se non proprio in apprensione, sicuramente non ero tranquillo, piú che vedere sentivo il suo sguardo su di me mentre io invece guardavo il finestrino rigato di pioggia.
Ogni tanto provava un approccio dicendo ad esempio:
- Roberto Bagghio -
Ed io una volta capito a cosa facesse riferimento annuivo cercando di non sembrare scortese ma limitando la risposta ad una o due parole.
Pensavo, possibile che in tutto il vagone dovesse venire a sedersi proprio di fronte a me?
E cosa voleva da me?
Ad un certo punto mi disse che di lí a poco saremmo arrivati a Casablanca e che dovevamo cambiare Stazione.
Il fatto che anche lui andava a Marrakech giá lo sapevo e avevo sperato che con il cambio di treno le cose avrebbero preso un altra piega.
Una volta giunti e scesi dal treno lui si allontanó velocemente e ad un chiosco compró due lattine di una bibita, mi raggiunse velocemente nonostante la stazza e mi porse una lattina poi mi disse:
- Dobbiamo sbrigarci-
Facendomi segno di seguirlo si diresse verso dei taxi, parló con un conducente e aprendo una portiera mi fece segno di salire dall'altro lato.
Durante il breve tragitto mi sorrise piú volte e scambió alcune frasi in marocchino con il tassista.
Alla stazione Casa Port scendemmo e lui pagó il tassista e ci dirigemmo all'interno e velocemente aveva giá individuato il nostro treno.
Contrariamente a quanto avevo sperato la situazione si ripresentó praticamente uguale, il treno con cui eravamo giunti aveva accumulato molto ritardo e non so se quello su cui ci trovavamo ne aveva atteso l'arrivo o se eravamo su un convoglio in partenza piú tardi ma essendo ormai circa le dieci di sera i vagoni erano quasi vuoti e visto che ormai, almeno secondo lui, eravamo amici scelse lui lo scompartimento,vuoto, ed energicamente ma in maniera gentile mi fece segno di sedermi nel sedile di fronte al suo.
Una volta partiti la situazione non era cambiata se non perché aveva smesso di piovere e perché io avevo ormai capito che a Marrakech saremmo arrivati a notte fonda e non avevo chiaro come sarei riuscito a liberarmi del grasso marocchino con le occhiaie.
Il viaggio fu piú o meno la prosecuzione del primo, e siccome la stanchezza si faceva sentire, nonostante mi fossi ripetuto di fare il possibile per non dormire, mi addormentai e svegliai parecchie volte, senza che nulla di male mi fosse capitato.
Dormendo il tempo passó velocemente anche se di fatto il viaggio duró ore.
Quando finalmente giungemmo a Marrakech saranno state le tre di mattina, e una volta usciti dalla Stazione nuovamente lui parló con un tassista e insistette perché salissi.
Mi chiese o giá mi aveva chiesto prima se sapessi dove andare a dormire e io avevo risposto che non ne avevo idea ma che avrei cercato un posto economico sperando di trovare qualcosa a quella ora.
Io invece mi stavo chiedendo cosa sarebbe successo dopo, e quali progetti avesse quando il taxi si fermó, parló un momento con il conducente gli diede del denaro poi aprí la portiera scese e mi disse:
- Ciao buon viaggio, il tassista ti porterá in una zona dove ci sono posti per dormire economici ma puliti poi se vuoi domani potrai cambiare, lui l'ho giá pagato io, non devi dargli niente - 
Mi fece un sorriso, non ricordo se mi strinse la mano o fece un cenno di saluto e scomparve.
Il taxi mi portó dove c'era un alberghetto, il conducente sveglió un uomo che mi fece vedere una stanza con bagno spartana ma pulita, mi salutó e ripartí..

Ricordo come fosse ora la strana sensazione che provai e che ho provato a descrivere in questo breve racconto, si mescolavano in me sentimenti contrastanti, il dispiacere per non aver capito che lui voleva solo essere accogliente e gentile giá da quando cercava un contatto sul primo treno, di come mi avesse aiutato a cambiare treno e stazione a Casablanca, pagando per altro lui il taxi e offrendomi pure una bevanda e di come infine avesse in qualche modo giá pensato a come risolvermi l'arrivo a Marrakech in piena notte e anche in questo caso oltre a dare istruzioni all'autista pagando anche il mio tragitto successivo.
Il dispiacere era dovuto al fatto che io per diffidenza ero rimasto sempre abbastanza freddo e con ringraziamenti brevi e formali.
Non avevo mai dimostrato la mia gratitudine e quando avevo capito e lo avrei fatto di cuore era giá svanito.

Un'altra sensazione era invece di gratitudine per avermi fatto capire quanto la paura e la diffidenza a volte condizionano la nostra vita e i rapporti con gli altri.

Non che in Marocco non mi sia mai trovato in situazioni che forse sarebbero potute essere pericolose, ma anche in questo caso l'idea e il preconcetto ci fanno vedere le cose da angoli errati, ricordo a tal proposito come arrivando da Tangeri e dai suoi vicoli provai molto piú disagio trovandomi di notte ad aspettare un treno alla Stazione Centrale di Milano.

Andai a dormire felice nonostante avessi fame, chissá come mi disse che si chiamava quell'uomo.

Il giorno dopo sarei andato a salutare l'amico Alí, " l'incantatore di serpenti" nella incredibile Piazza Jemaa el-Fnaa...e mi addormentai.

Non c'era Alí, mi dissero che era morto morsicato da uno dei suoi serpenti, una vipera cornuta forse, c'erano altri ma mi dispiaque per Alí.



Scritto a Rivas
Nicaragua
Agosto '26

Impressioni errate testo di Dalassio
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